RASSEGNA STAMPA

“Protagonista indiscussa della serata è stata l’ottima Francesca Boncompagni, soprano dalla voce morbida e soave unita a una granitica pronuncia, in grado di stupire il pubblico, religiosamente assorto, con la bella ‘Non sa che sia dolore’ BWV 209, una delle due cantate in lingua italiana attribuite al genio bachiano. Ottimi anche il tenore Raffaele Giordani e il basso Salvo Vitale che, insieme alla Boncompagni, danno vita a un’interessante lettura della celebre Kaffeekantate ‘Schweigt stille, plaudert nicht’ BWV 211. Il terzetto vocale impressiona per l’omogeneità d’intensità drammatica, per l’ottima coesione e la bella miscela timbrica cui aggiungono un’encomiabile pronuncia della lingua tedesca, cosa non così scontata per cantanti italiani”.

[Enrico Gramigna, www.ravennaedintorni.it, ottobre 2018]

 

“Francesca Boncompagni (1984), di Arezzo, ha una voce cristallina. Il suo vibrato, sporadico e leggero, risulta adeguato, così come un naturale portamento della voce, e così come i suoi acuti, solidi e di suono uniforme. Insieme al caldo suono del continuo con frequenti momenti virtuosi di solo del violoncello, interpreta musica e testo in vari modi, dal gioioso e danzante al languido e all’affettuoso. Le arie liriche si alternano a recitativi interpretati con grande senso del dramma. Davvero meraviglioso. [Un disco] altamente raccomandato”.

[Michel Dutrieue, www.stretto.be, ottobre 2018]

 

“[nel disco di Lulier “Cantate e sonate”] il contributo vocale di Francesca Boncompagni è tecnicamente notevole e meravigliosamente interpretato”.

[James Ross, www.earlymusicreview.com, ottobre 2018]

 

“[…] Il “Dominus a dextris tuis” [di Niccolò Jommelli] ci mostra rapidamente l’intera portata del suo talento, tramite una solida proiezione vocale che denota una dizione ormai impeccabile. Nella “Messa in re” [di Giovan Battista Pergolesi] le sue fioriture cristalline sono nuovamente stupefacenti, e gestisce con una facilità sconcertante le notevoli difficoltà del “Quoniam”, i cui splendori risuonano nell’abbazia e incantano il pubblico”.

[Bruno Maury, www.baroquiades.com, ottobre 2018]

 

“Francesca Boncompagni (Euridice) si trova nella posizione peggiore dell’opera: convincere il pubblico della sua presenza e della sua grazia, ed estasiarlo, in due frasi, una all’inizio e una alla fine dell’opera. Nemmeno tre minuti di canto. E ci riesce brillantemente: voce cristallina che corre il giusto fino in fondo, una scansione delle parole perfetta e un colore di voce commovente fanno davvero della sua Euridice colei per cui vale la pena andare a disturbare il dio degli inferi”.

[Chiara Lepore, www.lospecchiodisesto.it, marzo 2018]

 

“Terzo soprano protagonista, Francesca Boncompagni nel ruolo di Euridice, che spicca per la bellezza cristallina della voce”.

[Stefano Gazzera, www.ierioggidomaniopera.wordpress.com, marzo 2018]

 

“Francesca Boncompagni interpreta un’Euridice di particolare soavità. Sebbene i suoi interventi non siano numericamente così massicci, il soprano aretino tratteggia il personaggio della ninfa con una carica che risalta. Particolarmente toccante il suo ‘Così per troppo amore, dunque, mi perdi’ del quarto atto”.

[Salvatore Blasco, www.connessiallopera.it, marzo 2018]

 

“[…] la vera rivelazione della serata, la soprano Francesca Boncompagni, che con la sua grinta, la bellezza vocale e un gusto sobrio del virtuosismo ha davvero obbedito con rigore filologico ai canoni della poetica barocca, senza interpretazioni rigide o schematiche. Ha cantato infatti di grazia, di forza e di sbalzo con voce corretta, agilità fluente e un’emissione vocale basata sui criteri della più genuina vocalità.

Ecco perché l’esecuzione non ha mancato di fascino e di brio, senza ridursi meccanicamente a una collana di note diligentemente compitate né tantomeno di strilletti in nome di una presunta quanto chimerica purezza stilistica.

La Boncompagni, accompagnata da musicisti scrupolosi, capaci di operare scelte interpretative storicamente adeguate e tradurle in pratica musicale, con cui ha rivelato un feeling perfetto, ha divertito e mai annoiato, in obbedienza al soave principio del movere delectando. Un concerto di artisti di classe, dunque, scrupolosissimi dal punto di vista stilistico e ampiamente versatili, interpreti intelligenti, autenticamente virtuosi”.

[Silvana La Porta, www.aetnascuola.it, dicembre 2017]

 

“Tanto quanto gli altri protagonisti, [Francesca] Boncompagni è stata espressiva e commovente durante il suo momento, ‘Signor, quell’infelice’.”

[George Grella, New York Classical Review, ottobre 2017]

 

“Proserpina è interpretata dal soprano italiano Francesca Boncompagni, il suo gioco drammatico è toccante, specialmente nel momento in cui piega Plutone al suo volere. Un bel timbro luminoso e una profondità di volume coadiuvata da un buon fiato le permette un’energia convincente malgrado la brevità della sua presenza in scena.”

[Julien Bouvet, www.olryx.com, settembre 2017]

 

“Commuovente la delicata Proserpina del soprano Francesca Boncompagni.”

[Luca Segalla, www.rivistamusica.com, agosto 2017]

 

“Non c’è da stupirsi se, a suo tempo, il dio dei morti ha rapito Proserpina e ne ha fatto la sua sposa, se questa lo ha affascinato con la schiettezza e l’energia del soprano Francesca Boncompagni.”

[Heidemarie Klabacher, Derstandard.at, luglio 2017]

 

“[…] ne “L’Orfeo” è un balsamo l’ingresso del soprano Francesca Boncompagni come Proserpina: non fa nulla di particolare, ma al solo aprir bocca fa ascoltare ciò che, per naturalezza d’espressione e freschezza mediterranea, è mancato al discorso musicale sino a quel momento.”

[Francesco Lore, L’Ape musicale, giugno 2017]

 

“Magnifica la Proserpina di Francesca Boncompagni.”

[Luis Gago, El Pais, giugno 2017]

 

“Francesca Boncompagni è una Giunone eterea, quasi sognante.”

[Vittorio Mascherpa, Operaclick, giugno 2017]

 

“[Apparato] vocale in qualche caso perfino commovente, come […] nella freschezza controllata e viva di Francesca Boncompagni.”

[Cesare Galla, Vvox, giugno 2017]

 

“[…] La Proserpina di Francesca Boncompagni è stata ricca di sentimento e di dignità, e la forza della sua limpida voce ha finalmente avuto il giusto rilievo dopo due opere in cui era confinata nel coro.”

[Charlotte Perkins, B24/7, maggio 2017]

 

“Mi aspetto in futuro altre incisioni [dello Stabat Mater di Boccherini]. Dovranno essere davvero di buona qualità, almeno vocalmente, per superare il lavoro del soprano Francesca Boncompagni. Il suo canto è squisito: dolce di timbro, perfettamente intonato e ricco di sfumature espressive.”

[David Hurwitz, Classics Today, marzo 2017]

 

“La signora Boncompagni raggiunge un bellissimo compromesso nella sottile linea di confine tra la precisione vocale e la mera eleganza. […] C’è bellezza e profondità nel suo canto, e allo stesso tempo non perde mai di vista il linguaggio delicatamente impegnativo proprio di Boccherini. […] Essendomi pienamente goduto questa esecuzione strumentale e vocale meravigliosamente espressiva, sono altresì grato agli esecutori per avermi ricordato che nella musica di Boccherini c’è più che una superficiale grazia.”

[D. James Ross, Early Music Review, febbraio 2017]

 

“[…] Grazie alla voce di velluto di Francesca Boncompagni, sono emersi soffici toni pastello che hanno dato alle Antifone di Galuppi una nuova, delicata profondità. La leggerezza e la grazia delle melodie, combinate con la morbidezza del piacevole timbro della signora Boncompagni – per non parlare dell’acustica della gremita Geerkerk, hanno regalato un effetto particolarmente plastico. Le melodie dedicate alla Madonna si sono librate senza sforzo, belle e cristalline oltre ogni dire. Nella seconda Antifona, la voce del soprano ha acquistato ancor più potenza e colore. Esultante e raggiante, flessibile negli acuti e tuttavia dotata di profondità, la voce della cantante italiana si è rivelata perfettamente adatta alla nobiltà dei mottetti di Galuppi .”

[Olga de Kort, Olga de Kort Website – Blogsite, settembre 2016]

 

“Eccelle il soprano Francesca Boncompagni con un sapiente canto che dona alla sua voce bella purezza e fluidità, e che comunica al tempo stesso un senso di consolazione e appropriata reverenza. In particolare ammiro il suo eccellente controllo del fiato nelle lunghe linee melodiche del ‘Tui Nati vulnerati’, il carattere ispiratore del ‘Fac me plagis vulnerari’ e una così affascinante innocenza e devozione nella parte finale ‘Quando corpus morietur’.”

[Michael Cookson, MusicWeb International, settembre 2016]

“La componente strumentale diviene sontuoso ambiente e preziosa cassa di risonanza della parte vocale, di cui Francesca Boncompagni restituisce l’intensità affettiva e l’afflato sentimentale in un modo che appare ideale per la cifra poetica ed espressiva di Boccherini: con partecipe ispirazione ma al contempo con un nitore di tratto e un contegno – aristocratico verrebbe da dire – che riescono toccanti senza nulla concedere alla sbavatura sentimentalistica o al facile effetto. In tale contesto ogni gesto – una messa di voce, un giro di frase, il gioco degli accenti – sembra corrispondere a una precisa necessità”.

[Cesare Fertonani, Amadeus, agosto 2016]

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“Il soprano Francesca Boncompagni ha interpretato [nella cantata “Squarciato appena havea” di Francesco Provenzale] la vedova augusta e dolorosa nel lutto alternandola poi invece a momenti di perfidia caustica e capricciosa. Ha brillato anche nelle altre cantate e canzoni, plasmando con la stessa leggerezza e con lo stesso timbro di soprano di agilità gli acuti come il registro grave, tingendo di scuro le incantevoli pene d’amore nella Tarantella di Pietro Paolo Cappellini, profondendo perfetto entusiasmo nell’aria di Andrea Falconieri “Vezzosette e care pupillette” dedicata agli occhi dell’amata, e nel languido sospirare del cantabile “O ben sparsi sospiri”.”

[Hans Jürgen Kugler, Badische Zeitung, agosto 2016, traduzione dal tedesco di Michael Vorwerk]

“Francesca Boncompagni ha esibito una voce cristallina, cantando il ruolo di Proserpina con semplicità e nobiltà.”

[Eric Simpson, New York Classical Review, 2015]

“Francesca Boncompagni è stata una Proserpina superba, l’arioso di gratitudine che canta quando Plutone si arrende alla sua intercessione è stato cristallino e immensamente meraviglioso.”

[Claire Seymour, BBC Promenade Concerts 2015]

“[…] Francesca Boncompagni, soprano dalla raffinata presenza scenica e dalla voce celestiale e seducente, agile e fresca, nel meraviglioso Lamento della Ninfa capace di regalare l’essenza del pathos monteverdiano sul male d’amore con una profondità e una intensità ammalianti.”

[Cesare Galla, Giornale di Vicenza, 2014]

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